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SCOLIOSI DA TRAUMA

DA FRATTURA

La deformità spinale, che segue acutamente o cronicamente un trauma vertebrale, è correlata ai seguenti fattori:

  • tipo di trauma

  • età del soggetto al momento del trauma

  • grado e livello del deficit neurologico

Il rachide si può considerare come formato da due parti strutturali tra loro collegate: una colonna anteriore costituita dai corpi vertebrali, dischi intervertebrali e legamenti, e una colonna posteriore costituita dall’arco neurale, dalle faccette articolari e dai legamenti interposti. I traumi vertebrali possono danneggiare una o ambedue le colonne strutturali producendo vari gradi di instabilità acuta o cronica. La classificazione dei traumi vertebrali tiene conto delle forze che possono determinare un danno sia della colonna anteriore che di quella posteriore o un danno misto di entrambe. I traumi con spostamenti marcati delle due colonne determinano, di solito, una scoliosi con deficit neurologici che, se non trattata, può aggravarsi nei mesi e negli anni determinando un alto grado di deformità spinale. Le fratture a cuneo laterale, stabili, dei bambini, danno una scoliosi minima con rara evolutività. Al contrario la dislocazione delle fratture instabili può procurare nei bambini para-tetraplegia.

Trattamento

Le deformità (scoliosi, iperlordosi, ipercifosi o una combinazione di queste) secondarie a fratture instabili, con o senza deficit neurologico, vanno ridotte entro la prima settimana dal trauma e successivamente operate per stabilizzarle (è controindicata una laminectomia che può produrre una maggiore instabilità).

Traumi stabili senza deficit neurologici richiedono un trattamento minimo. Nelle lesioni stabili con deficit neurologici è controindicato l’intervento se il danno midollare è completo, mentre è indicata la decompressione se incompleto.

 

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IL GIBBO NELLA DIAGNOSI E NEL TRATTAMENTO DELLA SCOLIOSI - LE SCOLIOSI SECONDARIE
Dott. Guglielmo Felici, Dott. Alberto Lusso